Comunicazione non verbale

Non si comunica solo con la parola, ma si può farlo anche con lo sguardo, con il corpo, con gli occhi, con le espressioni del viso, con le mani, con i silenzi ed è una comunicazione efficace altrettanto quanto quella orale. Direi che gli atteggiamenti e le movenze della comunicazione non verbale sono istintivi, se non appositamente guidati per ingannare, risultano sinceri e reali. Tra le emozioni di base, comuni a gran parte della popolazione mondiale ci sono rabbia, gioia, disgusto, disperazione, paura, sorpresa che vengono comunemente manifestate attraverso uno standard espressivo (vedi Paul Ekmann: Lie to me ) e poiché sono innate, sono facilmente identificabili qual’ora un soggetto voglia smentirle verbalmente. Facendo un esempio pratico, potremmo dire di essere felici, quando siamo profondamente tristi? Lo potremmo fare, ma sicuramente l’espressione verbale sarebbe discordante con le nostre espressioni corporee; pensiamo di farlo mentalmente come esercizio, anche pensandoci risulta difficile. Ebbene ci vuole molto allenamento e gli attori lo fanno bene recitando, ma nel caso si debba dare una risposta immediata, ci può essere discordanza su ciò che vogliamo dimostrare e su ciò che realmente dimostriamo attraverso il nostro corpo. Mentire potrebbe non risultare così semplice come sembra se il nostro interlocutore è un abile interprete del non verbale o più semplicemente sta molto attento ai dettagli della nostra espressione corporea e verbale. A volte anche dal tono della voce si può capire uno stato d’animo pensate alla paura, alla rabbia, all’eccitazione, all’allegria, alla tristezza e così via, di come il tono si alza o si abbassa o si interrompe, il ritmo può essere tanto veloce quanto lento, tutto ciò influenzato dalle nostre emozioni, da ciò che proviamo o percepiamo in quel momento. Se vogliamo fare esercizio, innanzitutto dobbiamo saper ascoltare, sintonizzarci sull’altro e percepire qualsiasi variazione della comunicazione verbale, non verbale e paraverbale. Nei prossimi post tratteremo “l’ascolto”. Seguitemi20140719-144638-53198642.jpg

Comunicare l’amore

L’amore ci rende felici o infelici, gioiosi o tristi, entusiasti o demoralizzati, all’apice di una cima o in fondo ad un pozzo, nel bene o nel male. che sia troppo o troppo poco, quando si ama si provano tanti stati d’animo che influiscono sul nostro comportamento. Le emozioni che proviamo sono molteplici e varie, si innescano meccanismi che a volte vanno al di là di ciò che pensiamo razionalmente e la chimica del nostro corpo ne è la prova: i brividi, il pallore, il rossore, il tremore, le “farfalle nello stomaco” e così via, tutte risposte che il nostro corpo comunica reagendo alle emozioni. Ma come si comunica l’amore? L’amore non è solo ciò che uno dice, ma è, soprattutto, ciò che uno fa per dimostrarlo. “Ti amo”, “ti voglio bene”, sono il contorno ai gesti, atteggiamenti e comportamenti che servono per rendere comprensibile ciò che vogliamo comunicare. Comunicare l’amore significa utilizzare la voce (comunicazione verbale), gli abbracci (comunicazione non verbale) o il tono (comunicazione paraverbale), la connessione e l’interazione tra questi elementi sono l’espressione dell’amore. Comunicare l’amore prevede l’utilizzo di tutte le forme corporee e non. Non dimentichiamo anche che l’amore comunicato attraverso una lettera scritta può essere molto intenso, carico di stati emotivi percepibili dalle parole usate. Non tutti, riescono ad esprimere verbalmente il proprio amore ed invece riescono ad essere particolarmente chiari attraverso carta e penna, oppure più modernamente utilizzando il computer (seppur il mezzo risulti più freddo). Lo sguardo, la dolcezza, il sorriso, sono ulteriori modi di esprimere l’amore. Ascoltiamoci quando comunichiamo l’amore perché sarà più facile capire come migliorare. Comunicare l’amore significa percorrere una strada non dimenticando mai dove vogliamo arrivare ed è proprio per questo che dobbiamo dare la giusta attenzione a come farlo.

ALIM0376

Fiori australiani con riferimento all’amore leggi Bush Gardenia (l’amore di coppia), Slender Rice Flower (l’armonia).

Quando parlare è fondamentale.

Chissà perché a volte parlare diventa difficile, soprattutto quando pensiamo che il nostro interlocutore non possa capirci. L’importante è provarci, abbiamo sempre la possibilità di avere un feedback e ciò ci darà la possibilità, eventualmente di spiegarci meglio qualora fosse necessario, oppure di ottenere un punto di vista diverso, importante per avviare un analisi della nostra posizione. Ansia, paura, imbarazzo, scarsa fiducia di se’, quali sono le motivazioni che ci spingono a tacere, piuttosto che relazionarci? Spesso l’atteggiamento di chi ci sta di fronte, ci scoraggia ad esprimerci. Qualche volta, giudichiamo in modo negativo noi stessi e la nostra capacità di parlare o intervenire nel modo migliore. Ciò è estremamente limitante, blocca le nostre possibilità di espressione, dobbiamo invece concentrarci sul perché è importante che se abbiamo qualcosa da dire, lo dobbiamo assolutamente esprimere, c’è sempre l’opzione di tacere (se necessario) in un momento successivo. Se ci blocchiamo a priori, non avremo la possibilità di capire se quello che volevamo dire è giusto o sbagliato, se abbiamo fatto bene o male, se è stato recepito e capito o dovremo migliorare la nostra comunicazione. Mai è poi mai soffocare l’espressione, è farsi del male, è non dare la possibilità agli altri e a noi stessi di interagire. In famiglia, sul lavoro, con gli amici, o con chiunque vogliamo, parlare, esprimersi, comunicare, interagire, relazionarci, sono le parole chiave dei buoni rapporti.

20131012-203949.jpg

Perché c’è sempre un collega rovina-clima?

Come sempre, aziende che vai…e colleghi che trovi. Sembra esser assunta/o d’ufficio un collega rovina-clima aziendale, ossia in ogni azienda si trova sempre quel “…..” caro collega che se può mette sicuramente una parolina negativa nei tuoi confronti. Il principale o il capo non ha sempre la possibilità di essere presente costantemente in azienda, ma viene sicuramente informato di tutto ciò che succede dal suo gregario e come se non bastasse, quest’ultimo è proprio perfido, subdolo e anche viscido (ssserpenteggiante con tutto il rispetto per i serpenti che sono sicuramente migliori di lui), sembra proprio che goda ad andare a riferire il peggio di tutti, anzi in linea di massima uno fra tutti viene preso di mira e fino a quando non riesce a farlo fuori il “caro collega” non lo molla. Invidia? Insicurezza? Cattiveria? Protagonismo? Servilismo? Cosa spinge uno di noi colleghi a comportarsi così? Sicuramente ha un certo bisogno di essere premiato con un “bravo ad avermelo detto”. Nella mia esperienza personale, quando ho incontrato un personaggio del genere, benché ne fossi coinvolta per il clima teso che si crea, ho appurato che sono soggetti coperti dalla rabbia ed insoddisfazione della propria vita privata, per cui sfogano il proprio disagio contro il malcapitato che si trova in una posizione più debole. I colleghi rovina-clima, credo siano già sufficientemente pagati per la loro cattiveria, comportarsi altrettanto è anti-etico, ci si può difendere solo dimostrando la propria competenza e contro-rispondere con i fatti è meglio che innervosirsi o cruzziarsi e rimuginare su come fare per eliminarli. Dal canto suo il principale o capo che utilizza questi mezzi è altrettanto poco apprezzabile dal punto di vista comportamentale, ciò denota una mancanza di fiducia che va a ripercuotersi sul clima aziendale. Avete anche voi un collega così? Cosa ne pensate? Se credete riportate la vostra esperienza, potrebbe essere d’aiuto ad altri.

20130903-172525.jpg

Lavorare con entusiasmo

Sono pochi i fortunati che fanno esattamente ciò che da sempre desiderano fare, la maggior parte fa il lavoro che ha trovato. Ancor di più in questi momenti di crisi del mercato del lavoro, si accettano posti di lavoro ben lontani dalle proprie ambizioni. Ebbene, bisogna cogliere questa opportunità dandole un senso positivo. Tutti sono utili in una struttura aziendale, sia essa di dimensioni ridotte o al contrario un’organizzazione con tanti dipendenti, e riuscire a metterci del proprio in ciò che facciamo o ci viene richiesto di fare, sfonda le barriere della noia, del disgusto, del sentirsi inadatti e scontenti della propria occupazione. L’entusiasmo, la creatività, la collaborazione, aiutano a crearci una motivazione che va aldilà del solo aspetto economico e può diventare la forza trainante che fa si che ogni mattina si affronti la giornata lavorativa più serenamente. Motivandoci tutto sembrerà meno pesante e ci farà evolvere dal punto di vista emotivo con sentimenti più positivi. A volte, le persone più inaspettate (questo è rivolto ai responsabili risorse umane o titolari che si occupano delle assunzioni) sono fonte di idee innovative, solo che la maggior parte delle volte il poter esprimersi anche solo per dare un parere, è prerogativa di pochi. Aprire le porte all’innovazione ed essere competitivi significa anche aver la capacità di ricercare all’interno della propria organizzazione punti di vista da parte di chi, anche borderline, ne fa parte. Per cui il mio consiglio ai dipendenti è quello di metterci entusiasmo in ciò che si fa, farlo bene e farlo sapere e, dall’altra parte, il consiglio che rivolgo ai responsabili risorse umane o di chi si occupa di comunicazione interna, è di ricercare all’interno della propria azienda di conoscere in modo più approfondito il proprio personale ed invitarlo a collaborare con le proprie idee e la propria creatività (non escludendo nessuno).

20130804-043543.jpg

Come lavori?
(polls)

Comunicare

Comunicare e’ un termine che viene spesso usato impropriamente. Spesso il solo passaggio di informazioni viene scambiato per una comunicazione, ma è sbagliato perché quando comunichiamo il nostro interlocutore non è un semplice ricevente, è egli stesso partecipe alla relazione. Quando c’è comunicazione c’è uno scambio, altrimenti è solo informazione. Spesso sul posto di lavoro vengono impartite informazioni e l’emittente del messaggio non sa se è stato ricevuto e, ancora più importante, non sa se è stato ascoltato. Purtroppo le relazioni interpersonali sono difficili nel luogo di lavoro perché c’è poca chiarezza. Se vogliamo essere ascoltati e capiti sarà necessario verificarlo immediatamente, in modo tale da aver un feedback che ci garantisce di esser riusciti a raggiungere ciò che volevamo ottenere. Come, quando, perché e con chi comunichiamo sono tutti interrogativi che andrebbero preparati se vogliamo che la nostra comunicazione sia efficace. Il modo come ci esprimiamo, gli atteggiamenti o i comportamenti che adottiamo sono parte responsabile di come ci vedono gli altri e quanto ci ascoltano. Ognuno è portatore di carattere, esperienze, situazioni e bagagli che influiscono sull’espressività.
I dipendenti, i colleghi, i superiori, i titolari e tutte le figure che ruotano attorno al posto di lavoro, hanno necessità di avere una relazione gli uni con gli altri nel miglior modo possibile, proprio per mantenere quel clima di equilibrio che crea valore a vantaggio di tutta l’organizzazione ed i suoi componenti e senza sottovalutare che ciò porta anche all’esterno della stessa una buona reputazione.
20130620-172331.jpg

Adolescenza: genitori, quante paure.

Sono tante le paure che accompagnano noi genitori in questo periodo di crescita dei nostri figli. Siamo bombardati dalle brutte notizie: droga, alcool, bullismo, baby-gang, pedofilia, prostituzione e così via….. Racconti drammatici di vite vissute, infanzie rubate. E’ necessario mantenere sempre aperto il canale comunicativo, stabilire un dialogo costante utilizzando i loro interessi come fossero i nostri, ottenere dei feed-back per conoscere la loro opinione ed ascoltare, ascoltare molto quali sono le loro ragioni, le loro convinzioni, che sicuramente si discosteranno tanto dai nostri punti di vista, ma ci aiuteranno a stabilire un rapporto di fiducia su cui si fonderà la stabilità del rapporto genitori-figli. Mi rendo conto che a parole è più semplice di quanto poi non lo sia nei fatti, ma se vogliamo superare questo periodo di crisi così particolare non dobbiamo perdere di vista la base di ogni rapporto: la comunicazione. E’ vero anche che è il periodo in cui non ascoltano, vogliono aver sempre ragione, per loro siamo superati o addirittura troppo vecchi per capirli, ci accusano di essere troppo rigidi e di non lasciarli fare ciò che vogliono, ma sia alzando la voce, sia interrompendo la comunicazione, non otteniamo altro che l’esatto opposto di ciò che volevamo ottenere e spesso si rinchiudono in se stessi lasciandoci fuori dal loro spazio, chiudendo quelle porte da cui, poi, sarà più difficile entrare. Le porte devono necessariamente rimanere aperte! Bisogna arrivare ad un punto d’incontro, stabilire un equilibrio nelle regole, nei comportamenti e negli atteggiamenti, non si può essere eccessivamente permissivi o al contrario troppo rigidi, bisogna cercare di condividere gli obiettivi di armonia famigliare mantenendo il rispetto nella logica del benessere comune.

Adolescenza: ma come si vestono?

A volte mi è capitato di vedere ragazzi che avevano il cavallo dei pantaloni tirato giù fino a metà della coscia, delle ragazze con pantacollant che evidenziava le curve spesso extra large, per non parlare di colori ai capelli che sembrava un arcobaleno e poi, piercing messi ovunque.  Per me l’abito non fa il monaco, anche perché dietro all’apparenza, in tantissimi casi, c’è anche sostanza. Ma perché non migliorarsi nell’aspetto anziché peggiorarlo? Il discorso è che si esprimono anche così e non riusciamo a far loro cambiare idea perché pur provandoci otterremo solo una litigata. Spesso il gruppo di amici che frequentano utilizza le medesime caratteristiche di “moda” e allora non dobbiamo preoccuparci più di tanto, certo che dobbiamo comunicare loro e farli ragionare sul fatto che quando indossano un vestito o pantalone o altro non devono scendere troppo nel ridicolo, ma con un po’ di buon senso anche queste mode giovanili vanno accettate. Mi ha fatto tanta tenerezza un donna anziana che mi parlava di come si vestono oggi alcuni ragazzi, è rimasta scandalizzata dal fatto che una ragazza aveva gran parte dei pantaloni stracciati e l’amica di questa, aveva due grandi buchi sui pantaloni all’altezza delle ginocchia e sotto i glutei e, appunto mi spiegava, che quando era giovane lei, anche solo un buchino su un abito era motivo di vergogna perché sinonimo di povertà. Ora per fortuna il motivo non è più questo, è solo che gli adolescenti e anche i ragazzi/e più grandi seguono le tendenze del momento e poi con la maturità anche i gusti nel vestire cambiano e chi vestiva “strano” poi utilizzerà giacca e cravatta o camicetta con gonna. Diverso è il discorso di piercing e tatuaggi, che poi li troviamo in gente anche adulta, perché vanno a “marchiare” o “scarnificare” il corpo, sono anche un po’ dolorosi e non si tolgono così facilmente. Si collocano in una sfera più personale, è una scelta ben precisa che più che seguire una moda è un segno distintivo. Nell’adolescenza come ci si veste è segno distintivo di appartenenza, perché prevale l’apparire all’essere, ma sono atteggiamenti che poi via via sfumano anche perché cambiano i gusti, le amicizie e la maturità porta poi a vestire ciò che piace, si segue un proprio stile e quando la nostra immagine ci identifica è fonte di sicurezza e fiducia in noi stessi.

20130606-091720.jpg

Adolescenza: acne giovanile

Una delle manifestazioni che spesso si verificano durante l’adolescenza a livello fisico, è la comparsa dei brufoli. A volte poco evidenti, altre volte in forme più gravi possono diventare delle vere e proprie pustole infiammate e doloranti tanto da dover rivolgersi al medico che spesso prescrive farmaci antibiotici per il trattamento dell’acne. Poiché spesso la zona colpita è il viso, porta conseguenze a livello emozionale, infatti, l’adolescente si vergogna, si sente a disagio e così accade che inizia a toccarsi i brufoli, a spremerli, ad infettarsi ulteriormente la parte rendendoli ancora più evidenti. L’acne giovanile è dovuta al processo ormonale in atto caratteristico di questo periodo, le ghiandole sebacee sono iperproduttive e a volte questo eccesso di sebo provoca l’infiammazione che arrossa la parte. Per quanto riguarda l’aspetto emozionale, il rapporto con il proprio aspetto cambia, a volte diventa così difficile  anche guardarsi allo specchio, sono spesso rilevanti i cambiamenti di relazione con gli altri, l’autostima, la stabilità emozionale e sono molto comuni le frasi tipo: “faccio schifo”, “tutti mi guardano”, “sono un mostro” e così via… Frasi  che evidenziano un calo di fiducia in se stessi e una considerazione negativa di sé. In questo periodo giocano ruoli importanti la cura di sé, l’alimentazione ed il rapporto con gli altri. Tenere pulito il viso è il punto chiave,  utilizzando prodotti adatti perchè non dobbiamo dimenticare che la pelle con i brufoli è molto delicata ed infiammata. Pulire bene il viso mattina e sera, utilizzare una crema adatta che abbia una formulazione contenente ingredienti lenitivi, seboregolanti e antibatterici, tra i prodotti naturali utili sono le creme a base di Tea Tree (Melaleuca) o a base di Semi di Pompelmo oppure le creme specifiche, si trovano entrambe in farmacia. Ricordare di fare uno scrub delicato una volta alla settimana  e due volte alla settimana una maschera a base di argilla. Nel settore erboristico le piante più utilizzate sono la bardana, la viola ed il tarassaco sotto forma di tisane o tinture madri.  Per quanto riguarda l’alimentazione andranno evitati i salumi, l’eccesso di dolci, privilegiando una dieta ricca di frutta e verdura e non dimenticando mai di bere molta acqua, perché serve per purificare e disintossicare l’organismo eliminando le tossine. Per l’equilibrio emozionale andranno bene i fiori australiani Adol  che andrà di tanto in tanto alternato con Oppression free. L’acne giovanile a volte è vissuta male, ma bisogna pensare che è un “problema” di passaggio e che spesso gli altri neppure si accorgono di quel piccolo brufolo che all’adolescente appare “enorme”.

Elena Stocovaz

Lavoro? Dimissioni forzate.

Come si può definire chi forte del suo ruolo o della sua posizione approfitta per umiliare e mancare di rispetto? Squadra, team, condivisione degli obiettivi, armonia di gruppo, …ecc., ecc., non si potrebbe chiedere di meglio, ma la realtà è spesso ben diversa e lo sa bene chi ha dovuto subire comportamenti ostili da parte di superiori, siano essi capì o titolari, che forti della loro posizione si sono “scatenati” sulle povere vittime. Ebbene tutt’ora, malgrado ci siano le leggi che tutelano i lavoratori, ci sono situazioni in cui il dipendente sopporta vessazioni pur di non perdere il proprio lavoro e questo a discapito della propria autostima. Viene messo in primo piano l’aspetto economico della situazione, considerato necessario, lo stipendio e’ la motivazione per cui si sopportano situazioni limite. Nelle personalità più deboli provoca sofferenza, in quelle medie provoca tolleranza apparente e nelle figure più forti provoca reazione. Vediamo nel dettaglio le tre modalità di approccio: nella prima il malessere si ripercuote su sentimenti ed emozioni legati alla frustrazione, disperazione, timore, ansia, timidezza, vergogna, quasi ne avesse la colpa; nel secondo caso si subisce un conflitto mascherato dall’indifferenza ciò non toglie che rancore, rabbia, tristezza, indignazione verso l’odiato persecutore non venga provata, ma viene costantemente controllata soprattutto per non far vedere le proprie emozioni; nel terzo caso non si trattengono le emozioni che divengono manifeste negli atteggiamenti non verbali e dunque risentimento, collera, ira, odio, si leggono in faccia. In tutte e tre le personalità subentra uno stato di malessere che a volte fa decidere per soluzioni drastiche come quelle di dimettersi, difficilmente si chiedono spiegazioni, o si cercano confronti risolutivi, si tende ad alimentare il conflitto, “l’altro” viene visto come un nemico da combattere e da eliminare dalla propria vista. Chi ci rimette naturalmente è chi si trova in strada senza un lavoro per non esser riuscito a sopportare comportamenti definibili come “crudeli” e si ritrova in una situazione di partenza, sperando comunque che ci possa essere una nuova opportunità. E’ difficile dare consigli perche’ i comportamenti derivanti di chi e’ stato preso di mira potrebbero essere di “tipo remissivo” (sopporta e tieniti il lavoro), di “tipo disciplinato” (prenditi una pausa per malattia ogni tanto), o del “tipo risolutivo” (replica e sfogati). Bisogna per forza mettere sulla bilancia gli aspetti che ci coinvolgono e che vanno a gravare sul risultato finale. L’aspetto economico e’ importante, ma anche quello emozionale non va sottovalutato. Nei fiori australiani ci sono tre composti molto importanti che possono sostenere le emozioni Self-confidence per il tipo remissivo, Stress-stop per il tipo disciplinato e Relationship per il tipo risolutivo. Come si può definire chi forte del suo ruolo o della sua posizione approfitta per umiliare e mancare di rispetto? Inviate commenti.